
La Psicoterapia con Procedura Immaginativa (P.I.) è un metodo ad orientamento psicodinamico che trae le sue origini dal Rêve Eveillé Dirigé di Robert Desoille; è stato successivamente ampliato, sul terreno dell’esperienza clinica, da Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, allievi di Desoille, che adattandolo ed integrandolo alle più recenti correnti di pensiero psicologiche, antropologiche e sociologiche universalmente acquisite, gli hanno conferito una peculiare originalità. Attualmente, si colloca all’interno di un quadro di riferimento teorico post-freudiano.
I Capiscuola dell’Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro operano in Italia dal 1968 e, grazie anche al contributo di ricerca di altri studiosi che vi afferiscono, hanno approntato la metodologia della P.I. tuttora soggetta ad approfondimenti teorici ed empirici che tengono conto del progressivo conoscere scientifico. La P.I. ricorre all’uso dell’Immaginario quale “componente fisiologica della mente umana, funzionante in ogni momento dell’esistenza” e ha lo scopo di favorire l’accesso alle rappresentazioni dell’inconscio, stimolando la soggettività critica, allargando l’orizzonte emotivo e conoscitivo, favorendo i processi riparativi-trasformativi-catartici-psicagogici e vanificando in parte le mura difensive, grazie al suo linguaggio prelogico e preverbale che ricorre al simbolo quale alfabeto di vissuti emozionali.
La Psicoterapia con la P.I. si svolge in una relazione duale volta a recuperare la soggettività del paziente, mobilizzando quelle energie psichiche che, quando sono conflittuali, traumatiche o carenziali, possono ingenerare sofferenza. È una relazione (Relazione dei Valori Funzionali) che si fonda sull’incontro di due esseri umani che lentamente costruiscono uno spazio in cui si delinea la narrazione della storia del paziente, che trova un suo specifico codice comunicativo fatto di parole, linguaggio del corpo, linguaggio simbolico ed emozioni. La Psicoterapia con la P.I. si basa sull’uso privilegiato dell’Immaginario sotto forma di P.I. (oltre che di Procedure Oniriche), ottenuta in una condizione di regressione in cui a partire da un’immagine di partenza (Stimolo Immaginativo Iniziale) il paziente viene invitato a lasciarsi andare ad immaginare, seguendo un proprio stile personale di procedere, una storia di fantasia, che scaturisce dai propri vissuti più o meno arcaici e da un linguaggio simbolico che si intreccia d’inconscio personale e collettivo. La P.I. diventa una rappresentazione del mondo interno del paziente e viene comunicata verbalmente al terapeuta mentre viene prodotta; in questo modo, essa facilita l’accesso ad aree conflittuali inconsce, incapsulate da rigide difese, e può favorire regressioni al servizio dell’Io, permettendo di riattivare schemi di funzionamento mentale della vita infantile del soggetto. Nel corso del procedere immaginativo il terapeuta può intervenire e favorire processi riparatori e trasformativi, seguendo fattori che possono essere al contempo regressivi e progredienti. Alla seduta di P.I. fa seguito la decodificazione del materiale emerso dall’inconscio (Analisi dell’Immaginario): il paziente viene invitato ad attribuire un suo proprio significato (Semantica) alle catene immaginative rappresentate; nel contempo il terapeuta favorisce l’ampliamento della Semantica del paziente mediante l’utilizzo della Proposizionale, intervento che consiste nel prelevare materiale associativo del paziente e riproporglielo allo scopo di andare al di là dell’ovvio, cogliere il non detto, condividere il significato emozionale delle rappresentazioni immaginative e formulare una sintesi. Un ultimo momento particolarmente rilevante della metodologia è l’Analisi Comparata della Realtà, uno spazio psicoterapeutico codificato in cui affrontare in un confronto dialettico tra terapeuta e paziente problematiche e situazioni realistiche che il paziente propone, anche alla luce di quanto emerso dall’Immaginario, allo scopo di responsabilizzare il paziente relativamente ai suoi progetti e di saper realizzare o rinunciare ai bisogni di cui sta prendendo coscienza grazie al percorso psicoterapeutico.