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L’uomo contemporaneo può ancora definirsi “essere immaginifico”? Egli vive un processo di distacco dalla propria affettività ma il suo mondo interiore è pronto a rianimarsi sotto la spinta delle immagini e dei simboli: cardine di un metodo psicoterapeutico.

La Procedura Immaginativa propone una chiara visione antropologica e solide basi concettuali, cui ancorare tecniche e interventi. Una metapsicologia, presentata nella prima parte del libro, che costituisce la premessa teorica alla successiva sintesi metodologica comprendente lezioni inedite dei fondatori, Renzo Rocca e Giorgio Stendoro. Un utile strumento didattico per chi si accosta alla formazione in psicoterapia e per i cultori dell’Immaginario.

Giuseppe Toller è Medico Psicoterapeuta e Docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia con la Procedura Immaginativa. Studioso dell’Immaginario, dal 1982 svolge l’attività di Psicoterapeuta e dal 2001 quella di Didatta.

Alberto Passerini è Psichiatra e Docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia con la Procedura Immaginativa. Dal 1984 svolge l’attività psicoterapeutica con l’Immaginario e dal 1989 quella di Didatta.

 

Recensioni

Sadi Marhaba
Prof. Ordinario di “Fondamenti della Psicologia”, Facoltà di Psicologia, Università di Padova.

La “Procedura Immaginativa”, oggetto del presente libro, si pone come una delle vie d’accesso al multiforme universo delle psicoterapie, che seguo con interesse da vent’anni, come epistemologo e psicoterapeuta io stesso. Essa trae origine dalla metodica del “Rêve Eveillé Dirigé” (RED) di Robert Desoille (1938), ma si articola poi con modalità proprie, in un quadro di riferimento riconducibile alla “psicologia del profondo” e con un linguaggio di tipo psicoanalitico (“difese”, “resistenze”, “rimozione”, ecc.). Sullo sfondo, una lettura dell’inconscio semiotica ed allargata, cioè non circoscritta all’inconscio energetico e conflittuale della lettura freudiana,  con un particolare (ma non esclusivo) riferimento al discorso junghiano sugli archetipi, miti e simboli.

 La produzione immaginativa del soggetto, nelle sue varie forme delineate nel libro, espressa verbalmente o anche graficamente, viene “co-gestita” fra il terapeuta e il soggetto stesso, in un “movimento esplorativo e riparatorio”, secondo le parole degli Autori. E questo procedimento costituisce un’ “arte”, un’ “arte terapeutica”, che esplicitamente si pone al di fuori di un orizzonte di “scientificità”, nell’accezione tradizionale e naturalistica di questo termine.

 A mio parere, è apprezzabile che questa arte terapeutica voglia restituire all’Immaginario umano la sua congenita creatività e per così dire “autenticità espressiva”, minacciata dall’ ingabbiamento e dalla cosificazione della psicoanalisi classica -che, non a caso, ha insistito a lungo, e in parte ancora insiste, sulla propria natura “scientifica” in senso naturalistico, seguendo le indicazioni dello stesso Freud nei suoi ultimi anni di vita, e malgrado la forza sempre attuale della critica di Popper, rivolta proprio contro queste pretese di scientificità naturalistica. In proposito, gli Autori del presente libro citano opportunamente le parole di un altro maestro dell’epistemologia, Gaston Bachelard, secondo cui “la psicoanalisi classica ha spesso manipolato la conoscenza dei simboli, come se i simboli fossero dei concetti”.

 Senza dimenticare, su tutt’altro versante, quella che è addirittura l’ “uccisione” (o meglio la tentata “uccisione”…) dell’Immaginario, o la sua riduzione a “simbolo logico”, da parte di molteplici psicoterapie di derivazione cognitivistica.

In secondo luogo, ho apprezzato, in questo libro, la particolare cura rivolta alla “metodologia dell’incontro”, come gli Autori la definiscono, centrata sul racconto autobiografico del soggetto, in una prospettiva empatica e valoriale, e sull’alleanza terapeutica come “punto d’incontro fra l’Io sano del paziente e il terapeuta”.  Con ciò, viene raccolta dagli Autori una delle principali indicazioni del pensiero post-freudiano, influenzato anche dalla lezione di Binswanger, che tenta di porre rimedio al “riduttivismo psicoanalitico insito nei concetti di transfert e controtransfert” e alla rigidità del ruolo assunto dal terapeuta  -e, di conseguenza,  dal suo soggetto-paziente.

 In questo contesto, mi sono anche apparse interessanti ed originali le osservazioni degli Autori sulle reazioni del terapeuta nei confronti delle produzioni immaginative del soggetto.

 Tuttavia, devo esprimere una mia perplessità, non tanto sull’eclettismo degli Autori, nel loro uso di concetti che appartengono a indirizzi fra loro distinti dell’universo psicoanalitico (come la psicologia dell’Io e il pensiero kleiniano); quanto nel loro riferimento al DSM come strumento diagnostico e di “misurazione della sintomatologia clinica”. Perché questo riferimento,  visto che gli Autori stessi criticano con forza -e in forma del tutto convincente- la mentalità “oggettivante” e la “riduzione-degradazione dei simboli in sintomi”, e vista la loro predilezione per quelle problematiche che essi esprimono come “nevrosi esistenziale”, rispetto alla quale il DSM è decisamente fuori posto? A mio parere, la “Procedura Immaginativa” avrebbe tutto da guadagnare se si sganciasse completamente dalla diagnostica di derivazione psichiatrica. Tuttavia, devo aggiungere, conosco la “forza persuasiva” del DSM su psicologi e psicoterapeuti anche non di derivazione psichiatrica, tant’è vero che esso resta un riferimento frequente negli esami di Stato per psicologi, persino nella Facoltà di Psicologia di Padova; e ciò sebbene, in questa Facoltà e altrove, molte ricerche e tesi di laurea abbiano dimostrato l’inadeguatezza del DSM in una prospettiva psicologica e psicoterapeutica anti-meccanicistica  ed evoluta -che è poi, nella sostanza, la stessa prospettiva in cui si muove la “Procedura Immaginativa”.

 

Italo Carta
Ordinario di Psichiatria, Direttore Scuola di Specializzazione in Psichiatria, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Il volume edito da Armando Editore ha come sottotitolo: Metapsicologia e Cenni metodologici. Due sottotitoli che corrispondono fedelmente alle due sezioni del testo di cui la prima parte, quella attinente alla metapsicologia è a firma di G. Toller e la seconda, di taglio prevalentemente metodologico e tecnico, è a firma di A. Passerini. La prima sezione è densa di nozioni, definizioni e riformulazioni concettuali di tutti i contributi che nella letteratura psicologica hanno attinenza con l’immaginario e con l’assetto strutturale della persona. E’ una sezione del libro in cui attingendo alle elaborazioni concettuali non solo della Psicologia  e della Psicoanalisi ma anche a quelli forniti dalla Fenomenologia di Husserl, all’Antropofenomenologia di Binswanger, al pensiero di M. Buber  e di Kierkegaard e, ovviamente, ad Heidegger,  si disegna l’impianto teorico, metapsicologico della Psicoterapia con la procedura immaginativa. E’ una parte del libro decisamente interessante e la sua lettura costituisce per il lettore un reale arricchimento   per l’ampiezza  dell’orizzonte culturale che in esso si abbraccia. La seconda parte mira, tra l’altro, a mettere in  evidenza con l’ausilio di una ricca esemplificazione l’originalità dell’impianto metodologico e delle tecniche adottate nella pratica della Psicoterapia con la  procedura immaginativa. Anche questa sezione è ricca di riferimenti a molti Autori di scuole psicoanalitiche, sostenitori, a volte, di tesi contrastanti ma quello che emerge dalla lettura è la capacità, in senso artistico, di mettere insieme, dando vita a qualcosa di unitario, elementi di tecniche e formulazioni concettuali provenienti da scuole di pensiero diverse. L’intento degli Autori è anche di mettere in risalto il carattere originale del pensiero dei capiscuola Rocca e Stendono. Carattere di originalità non circoscritto alle innovazioni tecniche rispetto ad  altre scuole che utilizzano l’immaginario con finalità terapeutiche ma esteso a tematiche psicoanalitiche molto radicalmente  consolidate come, per esempio, la complessualità edipica di cui viene data una lettura interpretativa diversa rispetto a quella, per così dire, tradizionale e proposta una diversa collocazione  nella cronologia degli eventi che segnano le tappe dello sviluppo psicosessuale.  La lettura del volume è molto utile sia per gli addetti ai lavori, soprattutto la seconda parte, sia per coloro che sono scientificamente curiosi e desiderosi di ampliare il raggio delle loro conoscenze nell’ambito delle teorie e delle tecniche psicoterapiche.

 

Nicole Fabre
Professeur Centre Sévres (Paris, France)

Le livre est clair. Avec de nombreuses références aux écrits de Renzo Rocca et Giorgio Stendoro qui ont créé le vocable de « proceduraimmaginativa » (P.I.), autre nom pour le rêve-éveillé en séance de psychothérapie ou en psychanalyse comme il est désigné en France. Les auteurs de ce livre ainsi que R. Renzo et G. Stendoro font le nécessaire par leurs écrits pour faire connaître cette méthode de psychothérapie. Non seulement la méthode mais encore une vision de l’homme avec une dimension philosophique et éthique bien exprimée. La première partie du livre présente les fondements théoriques de la P.I. avec référence à divers auteurs tels que E. Fromm, Buber, Jung, etc. Soulignons quelques paragraphes que je trouve particulièrement intéressants. Ils concernent le langage verbal et infra verbal dans la cure, l’imaginaire entendu comme un carrefour entre soi et soi-même, soi-même et une humanité plus large. Une autre originalité : la communication entre le thérapeute et le patient est définie comme « communicazione circolare ». Le thérapeute « revit » le scénario imaginaire de son patient, ce qui est une manière intéressante de parler du contre transfert dans la P.I. Le deuxième partie est très riche : elle présente la filiation de la P.I. (Desoille et le GIREP) et met l’accent sur quelques points fondamentaux. « Les auteurs n’ont pas abandonné la dimension archétypique de Desoille mais ils l’ont modernisée ». Passerini donne beaucoup d’exemples cliniques qui font apparaître ce qui se fait et comment se développe la cure, comment le moi travaille dans la P.I., comment se jouent le transfert et les prises de conscience. A travers de nombreux exemples, il parle de la résistance de la relation psychothérapique, de l’alliance thérapeutique qui colore et habite le transfert. Il affirme à plusieurs reprises un modèle de l’homme, de sa personnalité, des liens entre les symptômes, le corps et l’imaginaire. La critique originale de la théorie de la libido s’étend à la signification de l’oedipe et des concepts relatifs au narcissisme. Le dernier chapitre est une ouverture sur les indications de la P.I. en lien avec ce qui caractérise une telle psychothérapie.

C’est un livre didactique. Mais il est plus que didactique parce que les auteurs, tout spécialement Alberto Passerini, en font aussi une philosophie de la psychothérapie et de l’homme.
Psicoterapia con la procedura immaginativa